martedì 30 giugno 2009

LA VERA STORIA DI JON ALHAFSSON, 3a puntata

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[2a puntata]

Quando Jòn si risvegliò si ritrovò disteso su un lettino, al centro di un’enorme stanza di cui si faticava a vedere il soffitto; la luce che emanavano le cose, i muri, le sedie, le finestre, i mobili, lui stesso, era irreale. Si tastò immediatamente le terga e si rese conto che era stato pulito e cambiato, e che quella strana tutina azzurra che indossava era ridicola.
Tant’è, scese dal lettino e si ritrovò davanti qualcuno, qualcosa, un luminoso essere antropomorfo che gli fece un inchino e senza muovere la bocca (che peraltro non aveva) gli chiese come si sentiva e se poteva fare qualcosa per lui.
Ci si aspetterebbe che Jòn fosse terrorizzato, invece l’energia che quell’essere emanava dava a Jòn la sensazione che non c’era niente che potesse metterlo in pericolo, anzi, Jòn si sentiva l’uomo più fortunato al mondo a essere là, provava la sensazione di vivere un privilegio, sentiva che il senso della sua vita gli stava diventando chiaro.
Quella strana entità, ancora apparentemente senza parlare, gli disse di seguirlo, che non c’era tempo da perdere, che grandi cose lo stavano aspettando. Jòn allora lo seguì senza indugi; l’essere si spostava senza neppure toccare terra coi piedi, Jòn camminava dietro di lui sgraziato nella sua tutina.
Quando entrarono nella stanza adiacente, Jòn si trovò di fronte a qualcosa che lo lasciò di stucco. Un essere gigantesco era quello che stava aspettando Jòn. In realtà non era gigantesco, ma così sembrava, aveva un’aurea di enormità, sprigionava un’energia che sembrava inghiottire tutto ciò che gli stava attorno. Jòn gli arrivò a un passo e rimase fermo a bocca aperta aspettandosi di tutto.
Le parole dell’entità risuonarono nella testa di Jòn come un’esplosione: “Jòn Alhafssòn, sei stato scelto come rappresentante della tua specie, oggi il tuo destino ti sarà svelato”.
Jòn era una maschera di cera, voleva dire delle cose, ma non ci riusciva.
L’entità incalzava: “E’ arrivato il momento di un grande cambiameto [disse proprio “cambiameto”, Jòn se ne accorse ma non ebbe il coraggio di fare notare l’errore, tra l’altro comprensibile considerando che lo svedese non sembrava essere la lingua madre di quell’essere parlante], un cambiameto che segnerà la storia della Terra e di tutto l’universo. Ma prima di spiegarti tutto, una domanda è doverosa: Jòn Alhafssòn, vuoi tu farti carico di tutto questo? La tua vita non sarà più quela [un altro errore] di prima, non potrai mai più tornare indietro. Se mi dirai di fermarmi, non procederò oltre, ti accompagneremo a casa e tu tornerai alla tua vita.
Dimmi, allore
[“allore” anziché “allora”]...”.

[continua...]

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