giovedì 10 giugno 2010

SOGNO NUMERO DUE

Una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.

Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?

[F. De Andrè]

sabato 27 febbraio 2010

IL RISVEGLIO DEI MISTICI RIBELLI DI POMPEI

Usciamo dal torpore degli ultimi mesi e vediamo di dare una mossa a questo virtualmente impolverato blog.
Ora vi svelerò un qualcosa che ha dell'incredibile. Certo, dopo averla letta e fatta vostra penserete la stessa cosa che ho pensato io vedendo un quadro impressionista, ovvero "Beh, grazie tante, ero capace anche io a prendere una tela bianca e farci sopra dei segni a caso".
Ma il genio sta proprio lì. Magari però ne parleremo un'altra volta, quando avrete composto una toccata e fuga premendo semplicemente dei tasti su un organo.

D'altra parte Se piove merda possiamo anche ripararci sotto un ombrello, ma questo non farà smettere alla merda di cadere dal cielo.

giovedì 21 gennaio 2010

ARRIVANO I BUONI

venerdì 15 gennaio 2010

TESTIMONIANZA #3

Siamo oggi in grado di proporvi una straordinaria testimonianza riguardo alla vita di Jòn Alhafssòn.
Si tratta di una foto d'epoca in cui possiamo vedere il tipico paesaggio di Osterby e, cosa più importante, proprio la piccola casetta di Jòn Alhafssòn.


Pare che la foto sia stata prelevata dalla casa dalle forze dell'ordine durante le indagini sulla morte di Jòn; approssimativamente, la foto risale a pochi anni prima della sua scomparsa e quindi, con ogni probabilità, è stata scattata proprio da Jòn Alhafssòn in persona.

mercoledì 13 gennaio 2010

INCONGRUENZE ALIMENTARI

Ho tenuto il mio gatto a digiuno per tre giorni.
Poi l'ho portato lungo il fiume per vedere se catturava un salmone, per mangiarselo.
Niente.
Allora l'ho portato in un pollaio, per vedere se si uccideva un pollo.
Niente neanche col pollo.
Sfiduciato, ho provato a portarlo in una stalla, per vedere se uccideva un manzo.
Niente, tutto inutile, miagolava e basta.
Tentavo solo di capire perchè esistono i Frieskies al salmone, al pollo, al manzo, ma non al topo.
Non l'ho capito.

giovedì 7 gennaio 2010

MAGHI, SCOIATTOLI ED ESSERI UMANI

S: Ecco, adesso ci credi, sono un ragazzo, non sono uno scoiattolo. Ho cercato di dirtelo, sono un ragazzo, un essere umano. Oh, se solo tu potessi capire.
M: Vedi giovanotto, questa faccenda dell’amore è una cosa potentissima.
S: Più forte della gravità?
M: Beh… Si, figliolo. In un certo senso. Io, si, direi che è la forza più grande sulla terra.

lunedì 7 dicembre 2009

LEONHARD RAGVALDSON

"Vissi una vita che vita non era
abbattuto da un'arma creata da me
triste esistenza trascinata a fatica
troppo breve per esser gustata
troppo lunga per essere sprecata.
Questo rimarrà di me un giorno
capii il segreto nell'ultimo sospiro
cieco quando Lei mi illuminò la strada
la chiave della gioia ora è con me."

Queste frasi si leggono a fatica su una lapide ormai sgretolata e ricoperta di edera nel cimitero di Rundvik.
Sotto quella lapide, a poche decine di centimetri, si trova Leonhard Ragvaldson, o almeno quel che ne può restare dopo 84 anni dalla morte, in una cassetta di legno di pino 164x43x39.
Leonhard è morto di vecchiaia. Ha avuto molte malattie durante la propria vita, ma nessuna se l'è portato con sè prima del tempo; il destino, al quale Leonhard credeva a giorni alterni, aveva deciso di fargli abbandonare questo mondo all'improvviso, senza che se ne rendesse conto, nel sonno.
Ma così non fu. Leonard 1 - 0 Destino.
La notte prima dell'imminente morte, Leonhard non si aspettava niente, un po' come la maggior parte delle persone che non si aspetta di morire durante l'ultima sera prima di morire. Così Leonard prese sonno.
Erano state settimane difficili. Nonostante fosse vecchio e non avesse un lavoro vero e proprio Leonhard viveva di piccoli lavoretti qua e là, un giorno al porto, un giorno aggiustando una tubatura dell'acqua, un altro giorno liberando una porta dalla neve.
La notte prima di morire quindi Leonhard si addormentò come tutte le altre sere, con un bicchiere di whisky e un pensiero a Lei. Più che un pensiero diciamo pure uno straziante scorrere di immagini, sensazioni, sentimenti, che ogni sera prima di farlo addormentare scuotevano quella vecchia anima in quel vecchio corpo.
Quella stessa notte si svegliò per bere dell'acqua; non era da lui, e infatti il destino non lo aveva previsto, così la morte si prese nel sonno il giovane gatto di Leonhard che dormiva ai piedi del letto.
Tornato dalla cucina Leonhard si distese nuovamente sul letto. In quel momento la sua vita gli passò davanti agli occhi, un fermo immagine, qualche istante su quel momento, il momento che non faceva addormentare Leonhard la notte. Poi un sorriso accennato sul rugoso volto di Leonhard. E la morte.
Quando trovarono il corpo era passato qualche giorno, ma non il sorriso sulla sua faccia. Era il segno inconfondibile. Leonhard l'aveva capito.
Di fianco al letto venne ritrovato anche un pezzo di carta che recitava così: "Vissi una vita...".

lunedì 2 novembre 2009

TESTIMONIANZA #2

venerdì 23 ottobre 2009

ROMBO DI TUONO

Sven Girbisson, che per motivi di privacy chiameremo con un nome di fantasia, Rombo di Tuono, viveva in Svezia, proprio come Jòn Alhafssòn, ma a differenza di Jòn Alhafssòn lui non era Jòn Alhafssòn; si tratta di un dettaglio che ai più potrebbe apparire insignificante, ma non lo è se in realtà effettivamente non sei Jòn Alhafssòn.
Rombo di Tuono viveva in un bel villone appena fuori dal centro di Malmoe, regalo che si era fatto dopo aver agguantato un’inaspettata ed enorme eredità, frutto della morte di sua zia Judith, che chiameremo Zia di Rombo di Tuono.
Come ogni domenica Rombo di Tuono bivaccava insieme ai suoi amici ai bordi della piscina nel giardino del suo bel villone. Era una vita piena di agi e comodità, di feste e donne svedesi, di droga ed electro-rock. Per Rombo di Tuono era una vita che, per quanto apparentemente desiderabile, stava ormai diventando una specie di svogliata sopravvivenza priva di desideri e stimoli.
Come ormai da tradizione, Rombo di Tuono stava passando anche la giornata di domenica 16 luglio 1992 tra gente semi sconosciuta, a bere e a guardare le corse delle macchine in tv, con Nigel Mansell che ad Hockenheim vinceva facilmente e in modo ormai più che prevedibile l’ennesimo gran premio della stagione, mentre in giardino impazzavano i festeggiamenti. “Festeggiamenti per che cosa poi?”, si chiedeva Rombo di Tuono.
A due giri dalla fine del gran premio Rombo di Tuono, che per comodità chiameremo Sven, si alzò dalla sua poltrona e si unì pur controvoglia alla gioiosa combriccola.
Dovresti smetterla, Ian” disse rivolto al suo amico Ian, che stava tirando l’ennesima striscia di coca sotto al sole.
Dovrei smetterla...”, disse Ian, “ma sono stato in Vietnam, amico, e il Vietnam è una brutta botta da dimenticare, e io non ce la faccio...”.
Non era mai stato in vita sua in Vietnam, Ian. Si confondeva con il Kenya. Era stato in Kenya una volta, per sbaglio, aveva mancato l’uscita al casello e aveva proseguito finché non aveva fatto buio, il giorno dopo si era svegliato ed era in Kenya. D’altra parte Sven ormai era stanco di fargli notare la cosa e pensava fosse meglio assecondarlo.
Lasciò Ian alle sue cose e proseguì ignorando la sua odiata sorellastra, che faceva all’amore sull’erba col suo pastore tedesco Wolf e col virus dell’influenza suina, e si avvicinò a Florance, anche lei visibilmente fuori di sé a causa di chissà che sostanza.
Quanti anni hai Sven?” lei gli chiese.
Ventitredici” rispose Sven senza neanche porre attenzione alle parole che gli uscivano di bocca.
Ventitredici...” ripeté meccanicamente lei. “Ventitredici... Ventitredici... Ventitredici... Ventitredici..” meccanicamente, “Ventitredici... Ventitredici... Ventitredici... Ventitredici... Ventitredici” continuava a ripetere meccanicamente, “Ventitredici... Ventitredici... Ventitredici...”.
Stufo, Sven si alzò per andarsene, ma in quell’istante Ian cadde in acqua. Lo guardò inabissarsi fino a toccare il fondo poi, inespressivo, disse: “Andiamo nell’altra piscina”, e tutti lo seguirono, Ian escluso. Fu l’ultima volta che videro Ian.
Sven si sdraiò su una sedia a sdraio e prese sonno.
Quando si svegliò erano tutti morti, compreso lui stesso, e nessuno di loro riuscì mai a capire come potesse essere successa una cosa del genere.

venerdì 16 ottobre 2009

IL GRANDE FREDDO

E così, anche quest'anno è arrivata la stagione in cui quando faccio la pipì fatico a centrare il water perché al contatto con le dita gelide il pistulino mi si ritira, e in cui quando vado a fare la cacca mi passa lo stimolo perchè penso alla tavoletta ghiacciata su cui dovrei sedermi.