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[3a puntata]
Jòn dovette prendersi alcuni secondi per riordinare le idee e per formulare un pensiero sensato, poi raccolse un po’ di fiato e disse: “Ma... tu sei... Mike Bongiorno!”.
L’entità fece una smorfia, si girò verso il suo simile, scosse la testa un paio di volte e poi sbottò: “Ora non importa chi sono io... sono Mike Bongiorno, ok, ma sono anche un sacco di altre cose, tu non sai niente di me... sono Mike Bongiorno, ma non è che passo la vita, e bada che ho 236 anni, a fare giochi in tv...”.
L’entità, visibilmente spazientita, tossì, inspirò, dopodiché riprese: “Sono Mike Bongiorno, sì, ma in realtà mi chiamo Yrghl [questo è il suono che emise, non so come si possa tradurre in lettere], contento? Ora, brutto svedese cacacazzi, vuoi rispondere alla mia domanda? Vuoi o no che ti spieghi cosa sta succedendo qui?”.
Jòn si ricompose un po’, fece un respiro profondo, ma proprio nel momento in cui stava per rispondere, gli scappò una scoreggia rumorosissima. L’entità con le fattezze di Mike Bongiorno strabuzzò gli occhi, cominciò ad emettere degli ultrasuoni stonatissimi, si girò e in un lampo scomparve dalla vista di Jòn, il quale stava blaterando parole tipo “No, mmm... no, scusate... oddio, che imbarazzo, no mi spiace, sono costernato... sarà stato che ho preso freddo... ero molto nervoso, non so cosa mi sia successo... io non volevo, vi giuro... perdono, vi prego...”.
L’entità che l’aveva confortato al risveglio gli si avvicinò e lo abbracciò, dopodiché Jòn svenne, e questa è l’ultima cosa che fece in vita sua.
Jòn Alhafssòn fu ritrovato alle 7 di mattina del 14 maggio 1978 in un vicolo di Osterby, privo di vita. La polizia disse che era stato ucciso, anche se non c’era nessun segno di colluttazione, perché quel che loro non potevano sapere è che Jòn era semplicemente spirato senza motivo apparente. Il movente di quell’omicidio non fu infatti mai ricostruito, ma il fatto che non avesse con sé denaro fece pensare a tutti ad un furto finito male.
Ma Jòn Alhafssòn non fu vittima di un furto andato a male, Jòn Alhafssòn morì perché ebbe la sfortuna di non riuscire a trattenere l’aria in pancia nel momento decisivo per sé e per tutta l’umanità.
Non sapremo mai quale avrebbe potuto essere il nostro destino, ma possiamo dire che c’è mancata una scureggia per saperlo.
lunedì 13 luglio 2009
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