Jòn Alhafssòn era un aviatore svedese di 56 anni, nato nel 1922 in un piccolo paesino a pochi chilometri di distanza da Sigtuna, paese famoso in tutta la Svezia come “paese dei vichinghi”.
Jòn Alhafssòn aveva un piccolo aereo, di quelli che si vedono ormai solo nei film, quelli che dovevi far girare l’elica davanti a mano per metterli in moto. Era il suo piccolo gioiello. Jòn Alhafssòn, che non aveva figli e che aveva perso la moglie, Inga, a causa di un tumore al cervello che l’aveva consumata in poche settimane, considerava ormai il suo piccolo aereo come il suo unico interesse.
Jòn Alhafssòn mai avrebbe pensato che proprio quell’aereo gli avrebbe fatto vivere l’esperienza più incredibile di tutta la sua vita, e forse anche di tutta la tua vita, e probabilmente di tutta la vita della maggior parte di noi.
La mattina del 13 maggio 1978 Jòn Alhafssòn avviò il suo aereo e decollò per il suo giro quotidiano dentro allo splendente cielo svedese. “Un cielo perfetto per un bombardamento aereo”, pensò tra sé e sé.
Volò qualche miglia verso nord, senza pensare a niente di interessante né per me né per te, pensava a cose sue, cose che noi non possiamo sapere, perché fino a prova contraria di Jòn Alhafssòn sappiamo solo che viveva solo, non aveva figli, aveva perso la moglie per un tumore al cervello e ormai provava interesse solo per il suo piccolo aereo rosso. Altro non sappiamo. O meglio, tu non sai, perché io quantomeno so che in quel 13 maggio 1978 vide cose che voi umani non potete neanche immaginare.
Svolazza di qua e svolazza di là, Jòn era ormai per aria da un’oretta, quando vide il cielo scurirsi. Non fece neanche in tempo a dire “toh, vedo il cielo scurirsi” che si trovò immerso in una nebbia che sembrava tanto fitta quanto finta. Era molto strano, non gli era mai capitata una situazione del genere, l’atmosfera era così particolare, così irreale, che lui sentiva inspiegabilmente in bocca quel gusto metallico tipico di quando si prova paura. Ma non aveva paura, era solo tutto molto strano.
Cominciò ad avere veramente paura quando gli strumenti di bordo cominciarono ad andarsene per i fatti loro: bussola, tachimetro, contachilometri, tutto bloccato. Orientarsi col sole e le ombre era impossibile, visto che intorno c’era solo nebbia. Jòn Alhafssòn era effettivamente preoccupato.
[continua...]
lunedì 22 giugno 2009
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